A Bucarest per rispondere alle carestie d’amore

In visita al Centro Don Orione di Voluntari, vicino a Bucarest, una struttura che vuole rispondere al «grido di fronte alle carestie di amore del nostro tempo, di fronte all’individualismo e all’indifferenza», come ha ricordato papa Francesco nel suo recente viaggio in Romania.

La piccola Ana ci prende per mano a turno, costringendoci a fare qualche metro con lei nel corridoio al secondo piano del Centro Don Orione di Voluntari, un grosso borgo alla periferia di Bucarest. Ormai risucchiato dalla capitale, prende il nome dai soldati volontari che combatterono per la Romania e ai quali al termine della Prima guerra mondiale furono concessi degli appezzamenti per costruire le proprie abitazioni.
Nel maggio scorso il Don Orione ha festeggiato il 25° anniversario di attività nella capitale romena. La presenza della congregazione orionina in Romania – ha raccontato in un’intervista padre Pierre Kouassi, consigliere generale dell’Opera – è cominciata dopo l’89, come risposta all’invito rivolto da Giovanni Paolo II alle congregazioni religiose ad andare verso l’Europa orientale: non era sufficiente che il comunismo fosse caduto, occorreva ricostruire una nuova civiltà offrendo esperienze di fede e di carità. Così nel 1991 a Oradea, in Transilvania, è stata aperta una scuola per giovani di diverse confessioni religiose, si è dato vita a un oratorio e ad un gruppo scout. Nel 1994 gli orionini sono arrivati a Bucarest, dove grazie allo zelo del compianto don Belisario Lazzarin è iniziata un’attività caritativa a favore di famiglie povere, ragazzi di strada e anziani soli. Nel ’98 c’è stata l’apertura della terza comunità a Iași, vicino al confine con la Moldavia, dove accanto al seminario per la formazione dei futuri sacerdoti sono sorti un oratorio, una casa per orfani, un asilo misto con bimbi rom e romeni, e un centro per il recupero degli alcolisti.

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