Aborto in Russia e Polonia: più che la legge, serve un’educazione

Sul piano giuridico, l’aborto è un fenomeno connotato ideologicamente. Oggi è in atto uno scontro fra due estremismi: chi vuole togliere qualsiasi vincolo, e chi dimentica che è avvenuto un processo di radicale laicizzazione.
Il tema dell’aborto è tornato alla ribalta nel gennaio 2015 quando il patriarca Kirill ha invitato il legislatore a depennare questa pratica dalla lista dei servizi erogati dal sistema sanitario nazionale. «La gravidanza non è una malattia, perciò l’aborto non è un’operazione di routine», ha aggiunto Vladimir Legojda, responsabile patriarcale per i media. Successivamente, in un accorato intervento alla NTV, il patriarca ha fatto capire che la Chiesa ortodossa è in prima linea nell’aiutare le future madri in difficoltà, invitandole a rivolgersi senza indugio alla trentina di centri gestiti dalla Chiesa dove possono ricevere anche ospitalità gratuita. L’appello del patriarca è giunto a distanza di qualche mese dalla presentazione, da parte dell’onorevole Mizulina, di un disegno di legge che intendeva contribuire a «diminuire il numero di aborti, proteggere le donne da gesti di autolesionismo e garantire il diritto alla vita del nascituro». Il testo, dopo discussioni e modifiche, è stato approvato l’8 dicembre, e prevede che le cliniche che praticano interruzioni di gravidanza debbano richiedere allo Stato un’autorizzazione supplementare.

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