«Martire per salvare le vocazioni»: è questa in sintesi la testimonianza di fede del sacerdote salesiano slovacco Titus Zeman, che durante l’epoca comunista fece espatriare molti religiosi a bordo di un canotto.
Per proteggere la vocazione dei giovani salesiani rimanevano solo due possibilità: «La cura della loro crescita spirituale e la preparazione di ordinazioni sacerdotali clandestine, azioni possibili anche nei luoghi di concentramento (…), [dove] molti chierici ebbero la possibilità di studiare e sostenere esami in segreto presso i sacerdoti più anziani. (…) Il secondo modo fu quello delle fughe illegali verso Occidente, dove i chierici avrebbero potuto completare la loro formazione». Ed è a questo punto che si inserisce la figura di don Titus.