Questa foto la dedichiamo a M. Žantovský, autore della scialba biografia di Havel in inglese intitolata Havel, A Life.
Žantovský fu ambasciatore negli USA tra il ’92 e il’97, ossia negli anni spumeggianti della presidenza Havel lui stava dall’altra parte dell’oceano. Nel primo capitolo si affretta a sottolineare che “Havel did not die a roman catholic, and during his last days he never asked for the last rites, but his sense of theatre and ritual would have been gratified by the liturgy”. Ora, a parte la spocchiosa interpretazione riduttiva personale dei sentimenti di Havel, Žantovský nemmeno cita una parola dell’omelia bellissima di Duka, né lo sfiora minimamente la dolcezza e discrezione con cui le suore borromee (come nella foto) hanno accompagnato Havel negli ultimi giorni, e che a chiunque sia dotato di un minimo di buon senso e di ammirazione sincera nei confronti del presidente avrebbe dovuto far scrivere: vorrei essere accompagnato anch’io così.
No, questo contrasta con la sua immagine laicista di uomo di stato. Il funerale con cui si apre la sua opaca biografia è occasione per raccontarci quanto è stato bravo a infilarsi nell’auto diplomatica per arrivare in tempo per la cerimonia – che per lui è solo un rito teatrale.
Ecco perchè ci piace Havel, perchè era molto più aperto di certi suoi biografi, che nonostante abbiano avuto a disposizione tutto quello che potevano desiderare, non colgono il cuore dell’autore che analizzano e alla fine partoriscono un topolino.