Carcere femminile di Želiezovce, Slovacchia – Natale 1955.
Una professoressa di musica organizza segretamente un concerto di Natale con coro e orchestra, sfruttando un momento di «benevolenza» durante il quale le detenute potevano farsi portare da casa qualche strumento musicale. La Vigilia, prima di cena, tutto il gruppo esce in cortile e dopo il segnale che annuncia la cena risuonano le prime note del violino. Le altre detenute escono meravigliate dalle baracche e restano in silenzio ad ascoltare. «Cantammo a tre voci, alternando un canto ceco e uno slovacco. Iniziò a cadere una neve fitta e gelata, dopo alcuni minuti avevamo i capelli bagnati e le braccia intirizzite: non saremmo state donne se per l’occasione non ci fossimo vestite con eleganza, ma l’unica possibilità era quella di indossare camicette estive senza maniche. Anche le guardie uscirono e si misero ad ascoltare quell’attività non autorizzata. I canti si potevano udire anche lontano dal carcere. La gente del posto uscì in strada senza capire da dove venisse la musica. “Forse dal cielo!” esclamò una ragazzina raggiante».
(V. Vaško, Dům na skále – III, p. 252)