Ladislav Hejdánek, un filosofo amante della verità

Professore di filosofia e teologo, fu portavoce di Charta 77 e protagonista delle lotte del dissenso cecoslovacco, pur preferendo star lontano dai riflettori. Rimproverò ad Havel di essere troppo individualista, ed ebbe tra i suoi amici diversi comunisti. Per lui il filosofo è un «amante della verità».

Ladislav Hejdánek (1927-2020), scomparso a Praga quest’anno, è una figura poco nota del dissenso ceco, tuttavia il suo apporto alla cultura libera non fu affatto marginale. Nel 1990 declinò l’offerta del presidente Havel di diventare vicepremier nel primo governo «post-rivoluzionario», preferendo tornare ad insegnare filosofia. Fu per due volte portavoce dell’iniziativa informale Charta 77, immediatamente dopo la morte del suo maestro Jan Patočka: «Se accadesse qualcosa… perciò si prepari», gli aveva detto nel marzo 1977 poco prima di morire.
Con la lungimiranza che la caratterizzava, l’editrice CSEO tradusse in italiano nel ’79 la prima serie delle sue Lettere a un amico, testi con cui intendeva offrire riflessioni su temi quali la società civile, la filosofia, il cristianesimo, il marxismo, il mondo del dissenso.

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