All’inizio del secolo in Russia operava una delle più importanti avanguardie artistiche d’Europa. Poi vennero la Rivoluzione, il gelo staliniano e la stagnazione brežneviana. L’artista doveva assecondare supinamente i dettami ideologici e propagandistici del potere. L’arte sembrava morta. Lentamente ed inesorabilmente nacque, però, una corrente libera; in abitazioni private, in scantinati, nei parchi, perfino nei lager fiorì una nuova forma espressiva: il samizdat dell’arte.
→ da “La Nuova Europa” 5/1998: