L’innalzamento dell’età pensionabile in Russia sta provocando forti malumori e ha approfondito la frattura tra politica e società civile. Da una parte i burocrati, dall’altra la mancanza di nuovi leader capaci di rappresentare gli interessi della gente.
«Soldi non ce n’è, ma voi tenete duro»: è stata questa la risposta data un paio d’anni fa dal premier russo Medvedev ai pensionati che si lamentavano per la magra pensione percepita, e da allora la frase, oltre a suscitare forti emozioni, è diventata sarcasticamente proverbiale. Si sa, metter mano alla riforma del sistema pensionistico è un’operazione impopolare per qualsiasi governo. Il 27 settembre la Duma ha approvato il progetto di legge che prevede l’innalzamento graduale dell’età pensionabile a 65 anni per gli uomini, e a 60 per le donne. Per queste ultime, inizialmente, era previsto il pensionamento a 63 anni, ma poi c’è stato il coup de théâtre di Putin che a fine agosto, in un messaggio televisivo, ha cercato di addolcire la pillola proponendo alcuni ritocchi, e cercando di convincere gli spettatori dell’inevitabilità della riforma, pena l’instabilità del sistema economico federale. L’innalzamento sarà graduale, con un periodo di transizione che inizierà il 1° gennaio 2019 per terminare nel 2028.
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