Un cartone animato racconta la riunificazione tedesca

Si intitola Fritzi, a Revolutionary Tale il film tedesco d’animazione ideato e diretto dai registi Ralf Kukula e Matthias Bruhn per spiegare ai più giovani l’epopea della Wende, la svolta che ha portato alla riunificazione delle due Germanie nell’autunno del 1989. L’idea non è del tutto nuova, infatti il soggetto è stato modellato sul libro per bambini Fritzi war dabei di Hanna Schott e Gerda Raidt uscito nel 2009. Dopo venti, trent’anni dalla Wende – scrive la Schott – «gli studenti mi chiedono: “Ma la Germania era divisa anche tra quella del nord e quella del sud?… E davvero una delle due parti si chiamava Repubblica democratica tedesca?”. Perciò vado volentieri quando mi invitano a tenere una lezione».

La trama del film è semplice, ripercorre i mesi che hanno portato alla Wende con gli occhi della piccola Fritzi, 12 anni, che vive a Lipsia nell’allora Germania Est con mamma e papà. L’amica del cuore, Sophie, nell’estate dell’89 parte con la madre per una «vacanza» in Ungheria e lascia da accudire a Fritzi il cagnolino Sputnik. Il primo settembre riprende la scuola, ma Sophie non è tornata: dall’Ungheria che ha aperto i confini, è arrivata in Germania Ovest, dalla nonna. A Fritzi, sull’onda delle manifestazioni e della rinascita della coscienza civile che vede negli adulti in quei mesi, viene un’idea rischiosa: passare il confine – ancora militarizzato – per riportare a Sophie il cagnolino.

È in pratica il primo film di animazione sulla svolta in Germania Est, di produzione tedesca-lussemburghese-belga-ceca, e della durata di un’ora e mezza, che uscirà in Germania il 9 ottobre prossimo. La ricostruzione degli ambienti è bellissima, gli sfondi e i panorami, gli interni dei locali sono curati al dettaglio, mentre sono un po’ abbozzati i personaggi. «Viene raffigurata la decadente tristezza della Lipsia di allora, ma senza farne una caricatura», si legge in una recensione.

L’avventura personale di Fritzi si svolge mentre gli eventi socio-politici del blocco socialista precipitano: dopo le elezioni polacche vinte dal sindacato libero Solidarność, l’Ungheria apre i confini con l’Austria e dalla Germania Est vi giungono fiumane di «turisti» diretti all’Ovest. A settembre è la Chiesa evangelica a fare lo sgambetto al regime comunista tedesco-orientale e a ridestare la coscienza civile: appellandosi ai cittadini, infatti, chiede loro di restare in patria e far di tutto per ottenere la libertà, invece di fuggire all’Ovest in cerca di fortuna (nel solo mese di ottobre 1989 sono 57.024 gli emigranti tedesco-orientali). Nella seconda metà di ottobre, le manifestazioni per la libertà si moltiplicano in tutto il paese: il 23 sono almeno 300.000 i cittadini che scendono in piazza in varie città, e agli inizi di novembre si muove finalmente anche Berlino Est: mezzo milione di manifestanti sulla Alexanderplatz.

Il 9 novembre durante la conferenza stampa sulle nuove disposizioni che faciliteranno l’uscita dal paese, a un alto papavero del regime sfugge la frase fatale: «Queste norme entrano in vigore da subito». Le agenzie occidentali traducono la notizia: «La Germania Est apre le frontiere»! Il regime ha le ore contate, il famigerato Muro pure.

In quelle settimane, Fritzi sta cercando di capire quel che succede attorno a lei, a scuola discute con la maestra, signora Liesegang, grigia rappresentante del sistema. Dotata di spiccato senso della giustizia, alla ragazzina capita di difendere l’amica Sophie da chi l’accusa di essere scappata solo per il miraggio dei negozi pieni: «Per qualche banana – replica Fritzi – non si abbandona il proprio paese». Diventa amica di Bela, il nuovo alunno, unico della classe a non entrare nei pionieri e ad avere una famiglia legata all’underground religioso ed ecologista (e qui il discorso andrebbe per le lunghe sulle diversità tra «verdi» e pacifisti dell’Est e dell’Ovest). È con lui che Fritzi tenterà di superare la frontiera per riportare il cagnolino a Sophie…

Che paese era la Germania Est e perché tanta gente voleva andarsene? Cosa spinge le persone a scendere in piazza non solo per le «banane», come direbbe Fritzi? L’idea di fondo dei produttori è proporre un film che sia uno strumento formativo e di discussione, che superi il puro intrattenimento, e che non presenti il passato semplificandolo banalmente in buoni e cattivi.

«Come una bella favola, è una storia che va ripetuta perché rimanga per la future generazioni. Ma stavolta non si tratta di una favola: è successo veramente!», ha sottolineato il regista Matthias Bruhn.