Una Festa poco patriottica

Un regista russo ha rilanciato il samizdat, questa volta cinematografico, girando un film dissacrante con mezzi propri e lanciandolo su youtube invece che nei cinema. La cultura indipendente non demorde, mostrando che si possono creare degli spazi liberi. Con qualche sacrificio.

La blokada, l’assedio di Leningrado, durato dall’8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944 e terminato con la sconfitta delle truppe naziste, è una delle pagine più dolorose e tragiche della storia russo-sovietica del secolo scorso, che ha lasciato dietro di sé oltre un milione di morti, la maggior parte dei quali per fame e sfinimento. Divenuta parte integrante dell’attuale politica culturale, la blokada va presa a scatola chiusa, come da noi le lotte partigiane: guai a porsi delle domande o sollevare dubbi, l’ostracismo e la condanna sono automatici e senza appello.
Eppure ogni tanto c’è qualcuno che, libero da paraocchi ideologici, ci ricorda che la distinzione tra buoni e cattivi è, appunto, puramente ideologica, funzionale a un progetto politico.
Già Solženicyn scriveva in Reparto cancro sui due anni e mezzo del terribile assedio:

«“Quanta gente è morta durante il blocco! Maledetto Hitler!”.
“Che Hitler fosse un maledetto è già provato. Ma il blocco di Leningrado non lo metto in conto a lui, però… Lui faceva la guerra. Era il nemico. Ma la colpa del blocco è di qualcun altro (…), di quello o di quelli che erano pronti a fare la guerra anche se con Hitler si fossero alleate l’Inghilterra, la Francia e l’America. Quelli che da decine di anni prendevano uno stipendio, ma non avevano considerato la posizione chiave di Leningrado e non avevano predisposto la sua difesa. Quelli che avevano valutato l’entità dei bombardamenti che sarebbero venuti e non avevano pensato di organizzate depositi sotterranei di alimentari. Hanno ucciso mia madre, insieme a Hitler”.
Era semplice, tutto questo, ma troppo nuovo».

E «troppo nuovo» in questo senso è stato considerato anche il film «La festa» (Prazdnik), del regista Aleksej Krasovskij (1971), dedicato proprio alla blokada. Girato nel 2018 e uscito su youtube all’inizio di quest’anno, il film ha ricevuto critiche ancor prima di essere diffuso online, unica possibilità per aggirare pastoie e ostacoli burocratici, come spiegano regista e direttore della fotografia al termine del film: «Sognavamo di arrivare al pubblico per vie normali, di mostrarvi il film prima di tutto al cinema, ma si sono messi di mezzo i funzionari statali e la propaganda televisiva. Ci hanno accusati di nazismo, di falsificare la storia, si sono rivolti alla procura perché vietasse il film, ma noi abbiamo trovato il modo di farvelo arrivare. Non abbiamo chiesto fondi allo Stato e abbiamo realizzato il film pagando di tasca nostra».

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