Insegnò musica al figlio di Nicola II, combatté contro i Rossi, finì prigioniero nell’edificio dove alloggiava il capo dei čekisti che lo risparmiò dopo averlo sentito suonare. Il regime sovietico lo condannò al lager della Kolyma, dove riuscì a comporre 24 preludi sui moduli per il telegrafo.
Tra i personaggi intervistati nel documentario Kolyma, all’origine della nostra paura, girato dal giornalista Jurij Dud’ e dedicato alla storia dei lager del Nord-Est sovietico, c’è lo storico di Magadan Artem Kovalev, molto attivo non solo nel recupero della memoria ma anche nel presentare le bellezze locali. Una volta – racconta – bighellonava nel museo cittadino durante un’edizione della «Notte al museo» e ad un tratto la sua attenzione fu attirata dalla teca contenente oggetti appartenuti al musicista e compositore Vsevolod Zaderackij (1891-1953), detenuto proprio alla Kolyma, dove aveva composto della musica senza avere a disposizione alcuno strumento. «Cercai il suo nome su iTunes, non avevo gli auricolari con me, ma mi bastò avvicinare il cellulare all’orecchio per cogliere tutta la potenza di quella musica».