In epoca sovietica dalle pubblicazioni ufficiali venivano spesso epurate le fotografie dei leader politici caduti in disgrazia. Il sistema repressivo fu pervasivo al punto da portare anche il singolo cittadino a distruggere o imbrattare le foto dei propri cari. L’URSS si è dissolta, ma il metodo denigratorio tramite ritocco fotografico è ricomparso in Russia negli ultimi anni.
«Un muratore semianalfabeta – racconta Solženicyn – soleva, a tempo perso, tracciare la sua firma, lo faceva sentire importante. Non aveva carta disponibile, firmava sui giornali. Un pezzo fu trovato nel cesso, comune a tutti gli inquilini dell’appartamento, con una firma vergata sul ritratto del Padre e Maestro: propaganda antisovietica, dieci anni. Stalin e la sua cerchia amavano i propri ritratti, ne cospargevano i giornali, li diffondevano in milioni di copie». Al contrario, le immagini dei «nemici del popolo» e degli avversari politici dovevano sparire da libri, riviste, giornali, persino dagli album di famiglia.