A Medyka, al confine polacco-ucraino, un gruppo di emigrati russi assiste i profughi dalle zone del conflitto. Perché «è inutile perdere tempo a spiegare che non siamo d’accordo con chi comanda. Andiamo piuttosto ad aiutare chi ha sofferto».
«Quando è iniziata la guerra, mi sono sentita di nuovo molto russa. Perché è profondamente ingiusto che vogliano portarti via la tua lingua e ciò con cui sei cresciuta. È come se altri se ne impossessassero, mentre ti dicono: “Sei russa, sei colpevole”. E che diavolo, ragazzi! Non smetterò di essere russa, non rifiuterò di esserlo, non dirò: guardate, ho un passaporto australiano. No: io sono russa, ed è anche per questo che mi trovo in questo centro e aiuterò i rifugiati».
Julija Pleskanovskaja, trentenne espatriata nel 2008 in Australia e oggi residente nel Regno Unito, a fine marzo ha deciso di recarsi al confine polacco-ucraino per aiutare i profughi: «Avevo un piccolo sogno nel cassetto – ha raccontato a Holod.media: – volevo acquistare una macchina per la lavorazione di pietre preziose. Ma alla fine ho deciso di spendere questi soldi per l’acquisto di aiuti umanitari, e per partire come volontaria».
Come Julija, altri russofoni sono presenti al confine a rispondere alle esigenze di chi arriva dall’Ucraina o di chi ha deciso di ritornarvi, rendendosi conto che proprio ora il paese ha bisogno di aiuto.