L’intelligenza artificiale – ha detto papa Leone XIV agli operatori della comunicazione – ha un potenziale immenso, «che richiede però responsabilità e discernimento per orientare gli strumenti al bene di tutti». Che la Chiesa sia sensibile al problema lo si è visto già nel gennaio scorso, quando è stata pubblicata la nota Antiqua et nova, con cui papa Francesco ha inteso chiarire il rapporto tra intelligenza artificiale (IA) e intelligenza umana.
Se la Chiesa da un lato incoraggia i progressi nella scienza, dall’altro è necessaria la garanzia che le applicazioni scientifiche «siano dirette alla promozione del progresso umano» e non alla sua manipolazione. Il testo sottolinea un punto cruciale: la parola «intelligenza» non va usata nello stesso modo per l’IA e per l’intelligenza umana. Mentre quest’ultima è una facoltà della persona, l’IA è intesa in senso funzionale: è un sistema che ha capacità avanzate nell’eseguire compiti, ma non quella di pensare.
In effetti l’espressione «intelligenza artificiale» nasce approssimativa fin dall’inizio, nel lontano 1956, quando il matematico J. McCarthy la utilizzò per immaginare una macchina in grado di simulare l’intelligenza umana. In seguito avrebbe ammesso che quell’espressione non piaceva a nessuno, ma «un nome dovevo pur darglielo, e così la chiamai “Intelligenza artificiale”». Papa Francesco l’avrebbe definita «paradigma tecnocratico», la presunzione cioè di poter risolvere tutti i problemi del mondo attraverso i soli mezzi tecnologici.
Non è nostra intenzione presentare i 116 articoli – peraltro molto interessanti e attuali – che compongono Antiqua et nova; ci sembra tuttavia che il n. 33 sia assolutamente da fissare, quando dice che «l’intelligenza umana non consiste primariamente nel portare a termine compiti funzionali, bensì nel capire e coinvolgersi attivamente nella realtà in tutti i suoi aspetti (…). Dato che l’IA non possiede la ricchezza della corporeità, della relazionalità e dell’apertura del cuore umano alla verità e al bene, le sue capacità, anche se sembrano infinite, sono incomparabili alle capacità umane di cogliere la realtà. Da una malattia si può imparare tanto, così come si può imparare tanto da un abbraccio di riconciliazione, e persino anche da un semplice tramonto. (…) Nessun dispositivo, che lavora solo con i dati, può essere all’altezza di queste e di tante altre esperienze presenti nelle nostre vite».
A partire da questa prospettiva, l’IA non dovrebbe essere vista come una forma artificiale dell’intelligenza umana, ma come uno dei suoi prodotti. «Man mano che la società si allontana dal legame con il trascendente – osserva il n. 104 – alcuni sono tentati di rivolgersi all’IA alla ricerca di senso o di pienezza, desideri che possono trovare la loro vera soddisfazione solo nella comunione con Dio». In effetti l’IA può risultare ancora più seducente rispetto agli idoli tradizionali che – secondo il salmo – «hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono»: «infatti, a differenza di questi (…), l’IA può “parlare”, o, almeno, dare l’illusione di farlo»[105]. «Come ha osservato molti anni fa lo scrittore cattolico francese Georges Bernanos, “il pericolo non si trova nella moltiplicazione delle macchine, ma nel numero sempre crescente di uomini abituati, fin dall’infanzia, a non desiderare altro che ciò che le macchine possono dare”» [112].
Anche in ambito cattolico esistono alcuni modelli di AI generativa e «ristretta» (narrow), ossia progettata e addestrata per svolgere un solo compito specifico o un insieme limitato di compiti. Il modello più completo è oggi il portale Magisterium, che è stato addestrato su oltre 25.000 testi. Notiamo che si tratta di strumenti digitali che non vanno confusi con i semplici motori di ricerca, perché sono in grado di analizzare le fonti e di generare risposte articolate, e generalmente offrono i rimandi ai documenti del Magistero da cui attingono. Magisterium è anche in grado di generare omelie e preghiere, ed è possibile sottoporgli dei documenti per controllare se il contenuto è in linea con gli insegnamenti della Chiesa.
L’abbiamo testato con varie richieste (prompts), chiedendogli dapprima di creare una preghiera in rima dedicata al sacro cuore di Maria, e se l’è cavata benino: «O Cuore Immacolato, rifugio di bontà, fonte di grazia e di serenità, a Te ci affidiamo con fede sincera, Madre di Dio, speranza vera. (…)».
Poi abbiamo testato il livello di «serietà» chiedendogli di comporre un’omelia sul valore teologico della… Nutella per la salvezza del genere umano. Nella risposta, dopo averci ammonito che «la Nutella non è un mezzo di grazia in sé, ma può servire come promemoria dei doni di Dio e del Suo amore per noi», ha indicato dei punti «che possono indirettamente simboleggiare alcuni aspetti della grazia divina», come la sua dolcezza che «può ricordare la dolcezza della grazia di Dio, che addolcisce la vita e porta gioia», la ricchezza del suo sapore che «può simboleggiare la pienezza della grazia divina, che soddisfa le nostre anime e ci nutre spiritualmente»; e che dire della condivisione («La Nutella è spesso condivisa tra amici e familiari, il che può rappresentare la comunione e l’amore fraterno che derivano dalla grazia di Dio») e del castigato piacere («Il piacere che si prova mangiando la Nutella può essere paragonato alla gioia e alla consolazione che si trovano nella presenza di Dio e nella Sua grazia»)…
Infine ci sembrava opportuno sapere se la prima omelia del nuovo papa fosse in linea con la dottrina cattolica: sì, risponde l’IA, «nel complesso, il testo è sostanzialmente compatibile con la dottrina cattolica» – al che abbiamo finalmente ingoiato il cucchiaino di Nutella rimasto a mezz’aria per la suspence, e siamo passati al secondo portale: Biblical.ai. Biblical, con la sua interfaccia da chatbot semplice, è anch’esso un’IA generativa di tipo narrow e risponde solo a domande relative alla Bibbia, sa fornire riassunti e offrire approfondimenti sugli aspetti storici e teologici delle sacre scritture.
A entrambi i portali abbiamo posto la domanda: «Come posso spiegare il dogma della Trinità a un bambino di 6 anni?». Biblical ci ha suggerito di «dire che Dio è come una grande luce che ha tre colori: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Questi tre colori sono diversi, ma insieme formano una sola luce», oppure di usare l’esempio dell’acqua, che «può essere ghiaccio, liquido o vapore, ma rimane sempre acqua».
La risposta di Magisterium è molto più articolata, e riprende anche l’icastica soluzione di san Patrizio che per spiegare la Trinità usava l’esempio del trifoglio che ha tre foglie ma è un’unica pianta. «Allo stesso modo, Dio è tre Persone in un solo Dio». Simile ma meno versatile è CateGPT che intende offrire «l’insegnamento della Chiesa a portata di mano»: anche qui in un’interfaccia pulita troviamo i riferimenti in nota alle risposte, suggerimenti, ecc. Gli abbiamo chiesto quale fosse il rapporto tra la Pasqua nell’Antico e nel Nuovo Testamento, e nella risposta – asciutta e precisa – ha riportato in sintesi gli insegnamenti del magistero, dei Padri della Chiesa e dei papi.
WriteMeAPrayer.com fornisce invece «preghiere generate dall’intelligenza artificiale solo a scopo di intrattenimento», infatti ha accettato la nostra richiesta di comporre una preghiera per la pizza: «…Che questa pizza sia un simbolo di comunità e condivisione, un ricordo delle nostre radici e del nostro amore per il cibo. Ti ringrazio per ogni boccone e ogni momento di gioia che questo cibo mi dona. Benedici questa pizza e tutti coloro che la preparano e la gustano». Beh, direi che se ne sentono di peggiori…
Biblepics presenta la Bibbia e i suoi personaggi intervallando i testi a immagini generate da AI; scaricando l’app, pare sia possibile anche chattare con i patriarchi, le regine, i profeti e persino con Gesù… E qui stiamo scivolando piano piano nella paccottiglia virtuale fino agli oroscopi pseudoreligiosi, ai presunti santoni, ecc., e non è il caso di spenderci troppe parole. Ultima nota curiosa: negli USA spopolava un sacerdote digitale con tanto di avatar parlante, Padre Justin, a cui si potevano porre domande sulla fede direttamente a voce. In tutto questo, tratteniamo l’essenziale: «Nell’era dell’intelligenza artificiale, non possiamo dimenticare che per salvare l’umano sono necessarie la poesia e l’amore», in quanto «ciò che misura la perfezione delle persone è il loro grado di carità, non la quantità di dati e conoscenze che possono accumulare» (Francesco).