In Russia riemergono i «pionieri» di sovietica memoria. Cambia il nome ma l’intento è lo stesso: raggruppare, inquadrare e pilotare la giovane generazione, prima che scappi dal recinto e si formi un punto di vista indipendente e critico.
«Mi chiamo Nastja Glazkrickaja, ho 13 anni e vengo da San Pietroburgo (…). Vorrei proporle di fare da responsabile del consiglio di supervisione del nuovo movimento giovanile – e prenderci sotto la sua ala, per così dire. È d’accordo?» – chiede l’esuberante tredicenne a Vladimir Putin.
«Sono d’accordo, Nastja. Se la metti così, non posso rifiutare», replica Vladimir Vladimirovič collegato da remoto: «La comunicazione tra ragazzi e adulti è utile ad entrambi, per questo accetto con piacere la tua proposta. Spero che il dialogo con il nuovo movimento sia utile a me e ai miei collaboratori che in un modo o nell’altro saranno coinvolti nelle sue attività, e sia altrettanto utile a tutti i partecipanti».
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