Scritta da un Havel poco più che ventenne, la recensione a un film ungherese del 1956 contiene alcuni spunti che riemergeranno negli scritti del drammaturgo-dissidente maturo: la ricerca della verità, il rapporto tra libertà personale e meccanismo totalitario. Già allora Havel scriveva: «Com’è terribile un sistema che ci dà motivi per credere ad ogni fantasia che abbia una parvenza di realtà, e viene presentata come realtà autentica».
(…) fu proprio durante il servizio di leva, nel dicembre del 1958, che Havel scrisse una recensione al film Il professor Annibale (Hannibál tanár úr) del regista neorealista ungherese Zoltán Fábri (1917-1994) uscito nell’ottobre 1956, ossia pochi giorni prima dei drammatici eventi della rivolta di Budapest. Considerato il più autorevole rappresentante della cinematografia magiara del secondo dopoguerra, Fábri fu autore di film importanti anche dopo la repressione del 1956, e influenzò le nuove correnti cinematografiche degli anni Sessanta, critiche nei confronti dello stalinismo e impegnate nel dibattito storico. Nel 1957 fu premiato al Festival del cinema di Karlovy Vary proprio per il suo Professor Annibale.