Vladimír Krčméry, il medico slovacco che curava gli ultimi

Vladimír Krčméry, il medico slovacco che curava gli ultimi

Diceva: la nostra ricchezza sono i malati. Un medico intrepido che ha abbracciato la missione nel terzo mondo secondo i principi appresi dallo zio Silvo, testimone della fede in Slovacchia.

(…) Classe 1960, nacque a Bratislava in una famiglia di medici, nipote di quel Silvo Krčméry – anch’egli medico – che tanto si era speso per la rinascita religiosa della Slovacchia durante il comunismo. Vladimír stesso poté assaggiare l’ateismo militante quando l’insegnante l’aveva messo in mezzo alla classe incitando gli altri a sbeffeggiarlo perché credeva in Dio. Ma poi anche lui, sulle orme dello zio, si era impegnato attivamente nella Chiesa «clandestina», e sfruttando i «treni dell’amicizia» contrabbandava letteratura religiosa in URSS.

(…)

E se non tutti possono partire per l’Africa, «c’è da fare anche qui, perché c’è bisogno di opere di carità. Spesso da noi è molto più difficile che ai tropici per via della burocrazia che è così invadente (…). Chi non può partire può fare due cose: lavorare per gli altri nel proprio ambiente e pregare per le missioni. Come quella signora ottantenne che da anni prega per le missioni: è più che se io avessi ricevuto 100.000 euro dalla banca. (…) Madre Teresa, quando le sue sorelle si affannavano per le sofferenze senza fine che c’erano a Calcutta, diceva: “Non siamo venute qui per fare gesta eroiche, facciamo una piccola azione ogni giorno, ma con grande amore”».

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